“Ostara: il Risveglio della Luce – Dialogo con Ivana Modesto”

Carissimi Lettori, siamo giunti alla terza intervista di questo secondo anno editoriale di The Pagan Blog. Come accade ad ogni Sabba, ospitiamo un fratello o una sorella pagana, mossi dal desiderio sincero di aprire uno spazio di dialogo tra le diverse realtà pagane presenti sul territorio. Realtà differenti, ognuna con il proprio volto, la propria storia, la propria umanità.
Ogni incontro è per me un varco. Ogni ospite mi offre, e ci offre, occhi nuovi attraverso cui contemplare il grande mistero della vita e della spiritualità, vissuta in maniera singolare da ciascuno dei nostri ospiti. Ognuno è un universo che prende forma nel proprio tempo, un volto del Divino che si manifesta nella trama della storia, attraverso esperienze, scelte, incarnazioni che si fanno vascello di un dialogo antico quanto gli esseri viventi stessi. È un attraversamento che unisce passato e presente, visibile e invisibile, umano e sacro, come anelli di una lunga catena, che si snoda lungo il corso dell'esistenza della vita sul nostro pianeta Terra.
Ogni volta è una sorpresa anche per me. Non esiste una programmazione rigida, non c'è una scaletta prestabilita. Mi lascio guidare dalle coincidenze, dagli incontri, da quelle trame sottili che sembrano rivelare quasi per incanto il volto del prossimo ospite. Mi affido al Fato, agli Dei, a quel sentire profondo che indica la direzione quando è il momento giusto.
E così, in prossimità di Ostara, alle porte dell'Equinozio di Primavera 2026, il mio sentire mi ha condotto a sollecitare la partecipazione di una Donna, una sacerdotessa, una conterranea: cittadina di Palermo che da anni porta avanti, sul nostro territorio e non solo, una realtà spirituale viva e significativa.
In questo tempo di rinascita e di equilibrio tra luce e ombra, nel mese in cui nell'antica Roma si celebrava il Navigium Isidis, festa, che si teneva nella prima luna piena dopo l'equinozio di primavera , sostituito dalla celebrazione della resurrezione di Cristo, con la Pasqua cristiana, dopo che, nel 391, il cattolicesimo venne ufficializzato come religione dell'Impero Romano, sentiamo forte il richiamo del passaggio, del varcare soglie, e ancora una volta, vogliamo farlo, come parte della comunità pagana, attraverso il confronto e il dialogo.
Ci prepariamo, quindi, ad attraversare questo Equinozio, affidando al vento di primavera, che già in questi giorni a Palermo accarezza i nostri volti, il dialogo che sta per compiersi, in questo ennesimo appuntamento con la nostra Rubrica ''Aperitivo con la Strega''
Ed è con questo spirito di soglia, alle soglie di una nuova stagione astronomica, che oggi accogliamo la voce e il cammino di Ivana Modesto. Sacerdotessa consacrata presso la Fellowship of Isis Central, fondatrice del Pharmakou Potnia Lyceum e Iseum, Donna che ha intrecciato studio, pratica e devozione in un unico respiro, Ivana attraversa il suo tempo come ponte tra antiche correnti misteriche e sensibilità contemporanea. Autrice di un interessante testo, che ha compiuto in queste settimane il suo primo anniversario, e che consiglio caldamente di acquistare "Tra le spire del labirinto. L'archetipo di Dionisio e l'incontro col sé"; un viaggio teso alla riscoperta del potenziale magico innato in ognuno. Un'immersione che passa dai propri abissi, alla ricerca della propria realizzazione, un interessante percorso durante il quale l'Autrice ci accompagna attraverso racconti personali che si intrecciano con il mito. Come lei stessa ci racconta, il libro non ha alcuna presunzione di insegnarci qualcosa, semmai la speranza di ricondurci alla possibile ricerca del Sé, attraverso la figura di Dioniso, dio tra i più impenitenti, dissidenti e astuti conosciuti.
A lei affidiamo questo nuovo Aperitivo con la Strega, lasciando che il dialogo scorra come vino rituale, come seme che attende di germogliare.

ARKE'O: Carissima Ivana, benvenuta in questo nostro piccolo spazio dedicato alla cultura e alla spiritualità pagana, che in occasione di Samhain 2025 ha compiuto il suo primo giro di ruota e che con il solstizio d'inverno si è rimesso in marcia verso nuovi incontri. Oggi, per me, questo incontro ha un valore doppio e profondamente sentito. È un vero piacere averti tra i nostri ospiti, sorella nella medesima terra di nascita, compagna di un sentire che affonda le radici nello stesso suolo.
Dopo anni di conoscenza attraverso i social e i vari mezzi di comunicazione, nelle scorse settimane ho finalmente avuto la gioia di incontrarti personalmente, rivivendo la bellezza autentica della condivisione, sotto il vento sollecito degli Dei che intrecciano i destini e guidano gli incontri. Rinnovando la mia stima e il sincero sentimento di amicizia, eccoci ora a varcare insieme la soglia della prima domanda.
Ivana, il tuo cammino ti ha condotta fino all'Ordinazione Sacerdotale presso la Fellowship of Isis Central nel 2018, consacrandoti a Hekate, Ermes, Afrodite, Dioniso e Ishtar. Quando hai riconosciuto, nel profondo, che la tua non era soltanto una ricerca spirituale ma una vera e propria vocazione? C'è stato un momento preciso in cui hai sentito la chiamata della Dea farsi voce chiara nella tua vita?
IVANA: Carissimo Antonino, intanto ci tengo a salutare i lettori a e ringraziarti per avermi invitata in questo spazio informale, ma di grande importanza per lo scopo comune di dare voce alla comunità attiva e prolifera nel territorio italiano. Devi sapere che la spinta a dedicarmi principalmente alle divinità – facendo di Loro il fulcro del mio operato e della mia pratica – mi è arrivata tra capo e collo proprio mentre stavo studiando nel Tempio di Callaighe. Mi piaceva il percorso nella Wicca e ho Imparato molto, ma quando conobbi la Fellowship of Isis e il messaggio di Lady Olivia sentii che era giusto dedicarmi a una sola cosa per volta, e in quel momento scelsi la FOIC, quindi Iside e la Compagnia. Alla mia convinzione si aggiunsero dei sogni e dei segni che presi in grande considerazione, quindi, a malincuore lasciai il sentiero wiccan per intraprendere il training sacerdotale. Già allora, prima di iniziare, portavo con me l'amore per Hathor e Hekate.
ARKE'O: Viviamo un tempo complesso, frammentato, volutamente disconnesso dal simbolo e dal mito. Quanto è urgente oggi, secondo te, riscoprire la Dea? E cosa significa, per una donna contemporanea, incarnare il Sacro Femminile senza cadere negli stereotipi ma restando radicata nella propria umanità?
IVANA: Che domanda complessa! Ti ringrazio per questo spunto di riflessione e spero di essere all'altezza di rispondere in modo esaustivo. Tu citi giustamente simbolo e mito. Il simbolo è ciò che ci consente una comunicazione che vada al di là del significato letterale di un termine, perché è proprio grazie alla capacità di simbolizzazione che possiamo pensare o figurarci le cose anche quando non sono presenti in quel momento; e questa immagine mentale è trasmissibile da una persona a un'altra. Il termine simbolo viene dal greco σύμβολον (sýmbolon), dove σύν (syn) significa insieme e βάλλω (bállō) vuol dire gettare, mettere. In sostanza, simbolo vuol dire far coincidere, generare corrispondenza, creare una sorta di patto mentale che dia un significato comune a più individui. La civiltà si regge grazie alla sua capacità di simbolizzare. Per Károly Kerényi – famoso mitologo – e K. G. Jung il mito non è una favoletta qualsiasi, ma la manifestazione psichica di un intero popolo. Il mito parla alle genti suggerendosi alla cultura stessa; quindi scoprendolo, capendolo, interiorizzandolo, l'essere umano fonda il proprio presente e, contestualmente, stabilisce un modo specifico di percepire il mondo. Per cui possiamo dire che il mito è il tessuto e i simboli sono i singoli fili in esso intrecciati. La Dea, in questo contesto, la possiamo inquadrare come l'Archetipo, che è universale, ma veste i panni e la forma specifica – compresi colori, lingua, nomi – comprensibili e riconoscibili dalla coscienza di un determinato gruppo di individui. Ma le strutture psichiche ereditarie sono comuni a tutta l'umanità, rappresentando l'inconscio collettivo. L'essere umano incarna l'archetipo della donna, perché, in misura diversa e con differenti caratteristiche, esso è insito in ognuno di noi, anche negli uomini. Per evitare che una sacerdotessa, una mamma o un'insegnante, un'avvocatessa, una collaboratrice domestica banalizzino l'archetipo di cui sono portatrici, suppongo che la via più saggia sia rispettarsi e, nonostante ciò, mettersi in dubbio ogni volta che è possibile. Vedo tante donne – e altrettanti uomini – cadere nella trappola di sentirsi eletti da una qualche divinità, come se una mamma o un papà di natura divina avessero una preferenza per i propri figli. Ebbene, non è così, per quello che so. Come sacerdotessa, per soffiare su quella scintilla divina di cui tutti siamo stati dotati alla nascita, sono sempre stata spinta a chiedermi come fare per accogliere in me il Mistero, farlo mio e poi trasmettere un messaggio che veicoli l'esperienza altrui, e non di essere accolta, approvata o scelta.
ARKE'O: Dalla tua consacrazione fino alla fondazione del Pharmakou Potnia Lyceum, il tuo cammino sembra attraversato da molte epifanie del Divino Femminile. Se partissimo da Iside, archetipo di Madre, Maga e Regina, come descriveresti le molte forme attraverso cui la Dea si è rivelata nella tua esperienza? Sono volti distinti o un'unica presenza che muta veste nel tempo?

IVANA: Iside è veramente una dea immensa, tant'è che uno dei Suoi epiteti è Dea dai diecimila nomi, e credo che sia anche per questo che i membri della Compagnia riescono a riconoscerla come Grande Madre di tutti, al di là dei Pantheon di riferimento più specifici nei vari Centri FOIC. Come dicevo, gli Archetipi sono universali e immortali, ma certamente cambiano volto per questioni geografiche e culturali, e perché no? Bisogna anche tenere in conto le riconsiderazioni che l'evoluzione umana apporta al culto delle divinità. Oggigiorno, per esempio, non sempre disponiamo di grandi templi e mi auguro che nessuno faccia sacrifici animali, quindi suppongo che per tutti, anche nel corso degli anni, durante i propri studi, gli dèi possano cambiare aspetto. A me la dea si è presentata prima come Colei dalla quale prendere esempio, per nutrire coraggio e sicurezza; sembrava proprio un invito a guardare sotto al letto senza avere paura di trovarci i mostri. Direi che era la fase che richiedeva fiducia e abbandono, ma non a qualcosa o a qualcuno di esterno. Non ho mai vissuto il rapporto con gli dèi come una fede cieca che autorizzi a deresponsabilizzarsi. In quel periodo davo a questa energia il volto di Hathor. Poi è sopraggiunta Hekate e con lei la mia missione e quindi il Pharmakou. Nella mia esperienza di studio e nelle mie sensazioni, visioni e sogni, è sempre stata accompagnata da Hermes. A Loro mi sono dedicata con tutta la passione e l'amore che avevo in corpo. La morte che segna la rinascita, la mediazione, l'energia che traduce un linguaggio divino incomprensibile agli uomini, l'insegnamento, la cura e l'accrescimento erano e sono le cose che ho avuto da offrire a un'Iniziatrice antica e austera, saggia come la Terra stessa. Afrodite e Ishtar – simili per certi versi – sono arrivate ancora dopo. Ho sempre avuto la sensazione che un nuovo volto degli dèi e delle dee si presenti a un sacerdote, o a una sacerdotessa, quando è il tempo per integrarne l'archetipo e accogliere un certo tipo di energia nella propria vita. Vorrei precisare che nella mia concezione, quello che ho affermato, è molto distante dalla modalità "collezione di figurine" che tante persone adottano, disfacendosi, a cose fatte, di una divinità la cui figura è stata sfruttata per un certo scopo e poi accantonata. Intendiamoci: non credo che alla deità interessi questo atteggiamento, perché è più che chiaro che chi agisce in tal modo prende in giro principalmente sé stesso, non capendo di star scappando dal disagio causato dal non avere un dialogo col Sé, col proprio Daimon, con quello che di divino risiede in noi. E qui arriviamo anche a Dioniso, ma sarebbe davvero un discorso lungo un libro! Per chi fosse interessato, meglio leggere di questo in separata sede.
ARKE'O: Ogni cammino autentico attraversa ombre e smarrimenti. Nel tuo percorso di riscoperta come essere divino incarnato, quali sono stati i momenti più difficili? Ci sono state fratture, paure o crisi che si sono poi rivelate passaggi necessari del tuo Labirinto?
IVANA: Per rispondere a questa domanda la parola più utile è relativismo. Proprio nel momento in cui ero profondamente immersa nei miei studi, già stata ordinata sacerdotessa, si è manifestata la mia Notte Oscura dell'Anima, la mia prima vera profonda Nigredo. Più studiavo teosofia, filosofia e psicologia, più comprendevo quanto tutto sia relativo e quanto spesso il contrario di ogni verità – che qualcuno dà per certa e assoluta – meriti cittadinanza tanto quanto il suo opposto. Osservare e accettare la convivenza degli opposti, e del giusto dubbio, fa spazio alla relatività che, seppur sembra possa annichilire l'animo umano, che rincorre l'ideale di una spiritualità fondata anche sulla religione, in realtà abbatte i confini tipicamente umani relativi al bisogno di credere che la strada giusta sia solo una. Comprendo che per il pensiero occidentale, per la nostra cultura, questo, più che un gradino appaia simile a un monte da scalare, ma è di fatto una delle vie che posso affermare – per mia esperienza – porta alla liberazione. Ho scritto molto di questo, nel mio libro, dove affermo che, ad un certo punto, tutto sembrava aver perso importanza per me: se una cosa è vera e ha senso, ma ce l'ha anche il suo contrario, dove possiamo far risiedere le nostre certezze? Dove collochiamo quei punti saldi che ci permettono di etichettarci e catalogarci? Che ce ne facciamo delle nostre credenze? Se gli dèi sono nell'essere umano, nella natura circostante, perché preghiamo? Perché istituiamo Chiese e Confessioni per entità che non si curano di noi, lungi dal provare sentimenti umani? Che senso ha tutto quello che facciamo come Ministri di queste divinità? I training, la devozione, gli altari, per chi sono? La mia personale risposta è che se riusciamo ad essere tanto onesti e consapevoli da comprendere che alcune pratiche terrene sono necessarie ad aprire una comunicazione con parti del Sé sopite, col Daimon, accettando che il divino immanente, come la Natura stessa, sono effettivamente indifferenti a queste, ma accoglienti rispetto al nostro risveglio interiore, allora abbiamo ottenuto la chiave per la comunione; per la strada di ritorno alla Zoè, nella danza a spirale. In questo caso il dubbio e l'unione degli opposti assumono sembianze amichevoli, non più problematiche e spaventose e anzi: necessarie all'evoluzione personale. Tale consapevolezza in realtà rende liberi dal doversi ancorare per forza a qualcosa data per certa.
ARKE'O: Spesso si pensa alla sacerdotessa come a una figura "separata" dalla vita ordinaria. Tu invece vivi, studi, insegni, operi come mentore nei tuoi centri. Come porti il Divino nella quotidianità? In che modo la Dea abita i gesti semplici, le relazioni, le responsabilità di ogni giorno?
IVANA: nella tua domanda c'è la risposta: il divino è nella quotidianità. Si trova nell'essere responsabili delle scelte che si fanno, del nostro atteggiamento verso persone che si affidano a noi; nel cercare di instaurare delle relazioni che siano positive e non nocive. Nel rispettare sé stessi, i propri tempi, le proprie idee si cela spesso la modalità migliore per prendersi cura anche degli altri. Imparare a mettere dei limiti, essere assertivi e non ferire nessuno in modo volontario è di sicuro un modo di vivere in pace su questa dimensione, permettendo all'energia divina di scorrere e manifestarsi liberamente. Personalmente, ho trovato nello studio, nell'insegnamento e nella divulgazione il modo di accogliere il divino nella mia vita. Sono queste le cose per cui sento di voler faticare; mi spiego meglio: queste attività ovviamente mi costano energia, giacché richiedono dedizione e tempo, ma so di non perderci nulla, per me è solo guadagno. Se scrivo di divinità e lo faccio senza ricevere denaro in cambio, io sto assolvendo al mio compito di Sacerdotessa. Sto sacrificando il mio tempo, nel senso che lo rendo sacro con quello che faccio. Prendersi cura delle proprie piante sperando che attirino farfalle e falene; preparare il pane per la propria famiglia cantando un inno o una preghiera, non corrisponde forse a portare il sacro nella propria vita quotidiana?
ARKE'O: Vivere il paganesimo nella nostra terra, così intrisa di stratificazioni religiose e culturali, è un'esperienza particolare. Come vivi il tuo essere pagana a Palermo? Qual è il tuo rapporto con il territorio, con la sua memoria antica, con le sue resistenze e le sue potenzialità?
IVANA: la Sicilia è teatro di così tante dominazioni che ha cambiato faccia innumerevoli volte, pur restando fedele a sé stessa. Quando passeggio nelle vie di Palermo ho la sensazione che le religioni del passato e quelle del presente convivano armonicamente. Magari è un'illusione e ho una visione piuttosto romantica, ma avverto un rispetto reciproco, quasi come se si riconoscesse che in fondo tutti abbiamo "ragione" e contestualmente nessuno di noi ce l'ha. Sulla stessa strada trovi la chiesetta antica, coi mosaici dorati, immersa in atmosfera e richiami bizantini, e poi il negozio che vende statue di Lakshmi e Ganesha, Iside e Bhudda. Non voglio dire che non esista una parte di popolazione più chiusa mentalmente, ma percepisco una convivenza intrisa di tolleranza. Da qui ci sono passati un po' tutti, come dicono i Tinturia in 92100:
"Arabi, normanni, feniciBarbari, sicani e quattro prociErano tre mila quanto i greciC'era un santo nero e gli africaniSono passati secoli e le facceSono rimaste tutte quante ugualiSiamo figli di chi ha dominatoMezzi cattolici e mezzi musulmani".
Alla fine, qua, fin quando si mangia, una sedia in più si mette sempre per chiunque. Tu mi passi una brik e io ti do una panella. Non sempre questo aspetto della convivialità viene compreso ovunque, ma il cibo, dalle nostre parti – per quanto possa suonare morboso – è proprio sacro: se mangio io devi mangiare pure tu, nessuno resta a pancia vuota. È una questione di rispetto. Se hai fame, sei a Palermo, e hai solo tre euro in tasca puoi comprare street-food a sufficienza per dirti sazio: un panino coi cazzilli (le crocché di patate), non offende nessuno, è pure vegano ed è sostanzioso. Qui, se un amico ti invita a prendere un caffè a casa sua, è disonore andare a mani vuote, senza "il vassoio", riferito a dolci e dolcini vari. Palermo – e la Sicilia tutta – è come una Grande Mamma, la Dea che appena ti vede ti chiede "hai mangiato?". E tutti sono la Dea. Nella povertà, nel melting-pot più colorato e variegato, nelle usanze un po' arretrate, alla fine, quando è ora di richiamare a Sé il rispetto per la vita in quanto tale, siamo tutti uguali. Questa faccia della Sicilia è la mia preferita.
ARKE'O: Oltre al tuo impegno sacerdotale, stai completando un percorso accademico in Scienze e Tecniche Psicologiche, intrecciando visione clinica e ricerca esoterica. Come dialogano in te questi due mondi? L'Alchimia interiore può ancora essere una chiave di trasformazione concreta per l'essere umano contemporaneo?
IVANA: Prima citavo Jung e l'Inconscio Collettivo. Io sono convinta che esista un ponte che collega il potenziale della mente umana, a un'idea di Magia intesa come capacità di plasmare gli eventi e Sé stessi, per non essere prede o vittime passive né degli uni né degli altri. Il richiamo alchemico trova in questo contesto la sua collocazione, perché da stati psichici anche di disagio e sofferenza non è detto che non si possa ricavare oro, esperienza, iniziazione. È ciò che accade con La Notte Oscura dell'Anima, con la Nigredo. Nella FOIC e in particolare nel percorso Alchemico e quello Druidico ci si concentra tantissimo sullo psichismo e sulle pratiche che consentono, attraverso la meditazione e la mindfulness, di riconoscersi come parte integrante della rete della Vita Indistruttibile, della Zoé, al di là dei concetti di vita e morte del singolo individuo. Io ho avuto la grandissima fortuna, addestrando alcuni allievi, di assistere a delle evoluzioni commoventi e, per certi versi, rincuoranti, perché ho compreso che è possibile lavorare in tal senso, combinando la devozione e la pratica spirituale con le tecniche psicologiche, ottenendo risultati, a parer mio, molto più funzionali.

ARKE'O: Il nostro blog nasce con il desiderio di creare ponti tra le diverse realtà pagane del territorio, nella consapevolezza che pur nelle differenze esiste un unico denominatore: la sensibilità al Divino vissuta secondo un'esperienza pagana. Secondo te, oggi, come possiamo cooperare concretamente tra comunità e percorsi differenti, senza perdere identità ma coltivando rispetto e alleanza spirituale?
IVANA: ne parlavo con un amico giorni fa. Ci chiedevamo quale sia il problema che impedisce la cooperazione. Ho risposto e che siamo tutti troppo sulla difensiva. Sembra che ognuno di noi, chi più chi meno, debba mostrarsi supponente, con l'aria di chi ne sa sempre qualcosa in più; e lo facciamo perché abbiamo paura di doverci difendere o di dover difendere qualcosa, terrorizzati dal poter essere attaccati da un momento all'altro, da più fronti. In realtà, come saggiamente mi diceva questo caro amico, non abbiamo proprio niente da difendere! È solo mischiando le idee, i culti, le opinioni, le voci, che potremo cavare qualcosa di buono dal buco. Ci sono tantissime persone, nel nostro territorio, nella comunità neopagana, che meritano stima e ascolto; rappresentano, nella loro stessa persona, un patrimonio inestimabile per noi tutti e per i posteri. Il diverso spaventa, perché è la cosa sconosciuta a suscitare timore. Servirebbero più incontri, tavole rotonde, banchi di dialogo, ma ammetto che la situazione attuale è abbastanza compromessa e auspico un futuro alleggerito dalle controversie.
Colgo anche questo momento per ringraziarti profondamente, a nome mio personale e della comunità del Cerchio del Fuoco Palermo C.W.P.21, per aver accolto il nostro invito e per aver condiviso con noi e con i nostri lettori parte del tuo cammino e della tua visione. Estendo questo ringraziamento anche alla tua comunità, che attraverso di te oggi dialoga con noi.
E, in prossimità di Ostara, come di consuetudine, chiediamo ad i nostri ospiti un ultimo dono: vorresti offrire ai nostri lettori.
Una breve formula, un incantesimo, o un piccolo rito semplice da praticare in forma privata per celebrare l'Equinozio di Primavera? Un gesto, un messaggio, un atto simbolico che possa accompagnare ciascuno nell'attraversare questa soglia della ruota dell'anno.
IVANA: In prossimità di Ostara, il mio invito è un atto di psicomagia simbolica. Prendete dei semi – primule, ranuncoli o anche lavanda – e teneteli tra le mani. Visualizzate il vostro labirinto interiore: non come una prigione, bensì come il grembo in cui avete riposato d'inverno. Sussurrate ai semi una qualità che volete far fiorire (coraggio, pazienza, dolcezza) e piantateli in un vaso. Mentre lo coprite di terra, dite a voi stessi: 'Ciò che è stato al buio diventerà radice; ciò che è stato in attesa diventerà fiore'. Curare quella pianta sarà, giorno dopo giorno, l'incantesimo per curare la vostra nuova fioritura. Mille benedizioni su tutti voi e sul vostro lavoro!

ARKE'O: Così si chiude questo nuovo Aperitivo con la Strega, nel tempo sospeso dell'aequĭnoctĭum , quando la luce e l'ombra si guardano negli occhi e si riconoscono parti di un unico respiro.
Che questo Ostara sia per tutta la comunità pagana un tempo di consapevolezza rinnovata, di equilibrio ritrovato, di germinazione interiore.
E che possiamo riscoprirci sempre più comunità in dialogo, comunità lungo il sentiero, pur nella custodia delle nostre peculiarità e delle nostre differenti tradizioni. Diversi nei linguaggi, nei simboli, nei nomi del Divino, ma uniti nel cammino. Un cammino che non guarda solo al passato di cui custodisce la Memoria, ma che si assume la responsabilità di proiettare verso le future generazioni una spiritualità pagana possibile, viva, attuale, capace di esprimersi attraverso molte forme e molte voci.
Possano gli Dei benedire i nostri percorsi, custodire i nostri passi e guidarci, ciascuno secondo il proprio sentiero, nella fedeltà al Mistero che ci chiama.
Che la Luce che cresce trovi dimora nelle nostre vite.

E a Te, Iside, Madre dei Misteri e Signora delle Stelle,
affidiamo la nostra navigazione.
Sii vela nel vento dell'Equinozio,
sii stella che orienta il timone,
sii porto sicuro nei passaggi dell'anima.
Benedici il nostro andare,
benedici le nostre comunità.
Che la Luce che cresce trovi dimora nelle nostre vite. Felice Ostara, Felice Equinozio!
In Luce e in Fuoco
Arke'o Custode del Cerchio del Fuoco Palermo C.W.P21
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